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Il  Santuario della Parola

Il Santuario della Parola, detta anche "Yeshiva" è una novità per i seminari e costituisce parte integrante del complesso edilizio. E 'importante perché il sacerdote è chiamato ad essere un uomo della parola, non la sua parola, ma quella di Dio. In classe ci si prepara più per una conoscenza scientifica della Parola, ma qui in questo luogo ci avviciniamo alla Parola ad un livello più spirituale. Qui la parola viene esaminata al fine di aiutare i futuri sacerdoti a spezzare il pane della Parola per le necessità di una generazione affamata.

Archi:  La sala principale del Santuario è interrotta da tre archi che la separano da un'altra area più piccola. In architettura, gli archi fanno riferimento alla gloria, e quindi in questo caso alla gloria di Dio. Il loro numero come una unità ci fanno pensare alla Trinità.


Parete di marmo e Tabernacolo: oltre gli archi la parete è di marmo massiccio, dal pavimento al soffitto, di travertino romano. Santa Teresa ha detto: "Ciò che ci separa da Dio è un muro". Al di là del muro c'è la vita. La Rivelazione ci dice infatti che c'è una porta per l'aldilà, da qui la forma del tabernacolo.

       Il tabernacolo costruito in forma di  porta suggerisce che in questo muro di separazione c'è una apertura. Aprendo le grandi porte di ottone incontriamo due delle "presenze" di Nostro Signore Gesù Cristo: le speci eucaristiche nel tabernacolo al di sotto e la Sua Parola, sotto forma di Scrittura, sulla mensola superiore. La porta verso il Padre nei cieli è suo Figlio Gesù Cristo.

        La Bibbia è rivestita in argento, oro e pietre preziose. Esse si riferiscono alle dodici pietre dell'Apocalisse su cui si basa la nuova Gerusalemme, cioè i dodici Apostoli. La Bibbia non deve essere lasciata scoperta e dovrebbe avere un posto d'onore. Il Talmud, per esempio dice: "se vedi la Scrittura cadere, un giorno di digiuno si impone."


I troni: I sedili, realizzati nel legno  dell’Australia Occidentale, Jarrah, sono troni perché il trono è sempre il luogo utilizzato da un re. La scrittura, infatti, ci fa re. Il trono è utilizzato anche da un giudice, per giudicare, perché lo studio della Scrittura, ci rende anche  giudici, in senso scritturale. Infatti dice la Scrittura che voi giudicherete la terra e noi giudicheremo gli angeli e le nazioni. I troni ci ricordano che lo studio della Scrittura ci fa re e giudici. Uno si accorge che il trono ci isola un po' dall'altro. Tu non siedi in panchina con il tuo vicino, ma sei solo.